Salta al contenuto

Crescono i servizi a imprese e persone, mentre commercio, agricoltura e costruzioni registrano difficoltà. Dall’Aglio: «La solidità del nostro tessuto imprenditoriale non è in discussione, ma servono interventi ben più ampi a sostegno dell’impresa».

Il sistema imprenditoriale parmense continua a mostrare una sostanziale stabilità.

Nel primo semestre 2026, infatti, le imprese attive si sono attestate a 38.670 unità, con una flessione di sole 76 unità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (-0,2%).

Nonostante il lieve calo, il dato risulta migliore sia rispetto alla media nazionale (-0,9%) che a quella regionale (-1,0%).

Inoltre, la solidità del tessuto economico locale trova conferma nel confronto sul medio periodo: rispetto al giugno di tre anni fa si contano infatti 115 imprese in più.

«Dal 2023 ad oggi – osserva il vicepresidente della Camera di commercio dell’Emilia, Vittorio Dall’Aglio – è la prima volta che il dato semestrale scivola, seppure di pochissimo, in terreno negativo. La solidità del nostro tessuto imprenditoriale non è certo in discussione, ma non si può tacere il fatto che il fare impresa diventa sempre più difficile nel nostro Paese in presenza di appesantimenti burocratici, di dipendenze dall’estero per le fonti energetiche che incidono pesantemente sui costi e in mancanza di quella centralità che le politiche dovrebbero assegnare al sistema produttivo.»

«In questo scenario – prosegue Dall’Aglio – come Camera di commercio dell’Emilia abbiamo vissuto un triennio all’insegna di investimenti straordinari a sostegno dello sviluppo locale, ma è evidente che servono interventi ben più ampi a sostegno dell’impresa sia nel breve periodo – in cui si scontano vere e proprie emergenze sui costi dell’energia – sia in un arco temporale più ampio che consenta di creare condizioni di maggiore stabilità.»

L’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio dell’Emilia sui dati Infocamere evidenzia un quadro articolato, con comparti che crescono e altri che continuano a risentire delle difficoltà economiche.

La dinamica migliore riguarda i servizi alle imprese, che aumentano del 2,6% (+245 imprese), raggiungendo quota 9.494 e confermandosi uno dei principali motori dello sviluppo provinciale.

Crescono anche i servizi alla persona (+0,8%; 3.445 imprese).

Permangono invece criticità nei comparti tradizionali. Il commercio registra la flessione più marcata (-2,0%; 6.969 imprese), seguito dall’agricoltura (-1,9%; 5.211 imprese) e dalle costruzioni (-1,2%; 6.082 imprese). Flessione più contenuta, infine, per il comparto manifatturiero (-0,9%; 4.669 imprese) e per i servizi di alloggio e ristorazione (-0,8%; 2.581 imprese).

Sul fronte della forma giuridica continua il rafforzamento delle società di capitale, che crescono del 2,6% raggiungendo 12.232 imprese.

Restano prevalenti le imprese individuali, che rappresentano il 51,7% del totale, pur registrando una diminuzione (-1,1%; 19.977 imprese), mentre prosegue la riduzione delle società di persone (-2,8%).


Ultimo aggiornamento

30-07-2026 16:29

Questa pagina ti è stata utile?