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E’ apparso in sofferenza, nel quarto trimestre 2025, il commercio al dettaglio parmense.
Nonostante l’incremento del 2,5% rilevato per ipermercati, supermercati e grandi magazzini, infatti, le vendite sono complessivamente diminuite dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, con il 35% delle imprese che ha rilevato flessioni, il 39% in condizioni di stabilità e il 26% che, al contrario, ha registrato aumenti.
Il saldo, in ogni caso, resta al di sotto della pur lieve crescita regionale (+0,2%).
Il peso maggiore della flessione – come emerge dalle analisi dell’Ufficio studi e statistiche della Camera di commercio dell’Emilia - ha interessato il commercio al dettaglio di prodotti non alimentari, per il quale le vendite sono diminuite del 2,5% con queste specifiche: -3,8% per abbigliamento e accessori, -3,4% per gli elettrodomestici e i prodotti per la casa, -1,5% per i altri prodotti non alimentari. Il dettaglio dei beni alimentari, invece, è risultato in lieve crescita (+0,1%).
Le maggiori sofferenze sono state scontate dagli esercizi di piccole e medie dimensioni: i negozi con un numero di dipendenti compreso tra 1 e 5 hanno registrato un calo del 2,1%, affiancati (-2,2%) da quelli con 6-19 dipendenti, mentre quelli con 20 dipendenti e oltre hanno segnato una lievissima crescita (+0,1%).
“E’ evidente – sottolinea il vicepresidente della Camera di commercio dell’Emilia, l’imprenditore parmense Vittorio Dall’Aglio – che per il commercio parmense vi sono difficoltà che si manifestano non solo con il moderato calo delle vendite avvenuto nel 2025, ma, ancor di più, nelle previsioni relative al futuro”.
“Il 30% delle imprese – prosegue Dall’Aglio – prevede un calo anche nel trimestre che si sta chiudendo e solo il 7% è fiducioso in un aumento”. “A preoccupare – osserva Dall’Aglio – è l’erosione dei redditi delle famiglie, che oggi si trovano a far fronte ad aumenti dei costi delle fonti energetiche che gravano direttamente sui bilanci familiari e si riflettono, almeno in parte, su tutti i beni”. “Occorrono allora – conclude il vicepresidente della Camera di commercio dell’Emilia – interventi di sostegno in questa difficile congiuntura, perché gli appesantimenti che riguardano le famiglie e le attività delle imprese sono generalizzati, e rischiano di gravare, a livello imprenditoriale, soprattutto sugli esercizi di minori dimensioni che sono diffusi all’interno di tante piccole comunità in cui è evidente anche la loro funzione sociale”.
Tornando ai dati congiunturali, le previsioni relative agli ordinativi rivolti ai fornitori, sempre nel trimestre in corso, evidenziano che il 63% delle aziende del commercio ipotizza stabilità, il 6% crescita e il 31% diminuzione.
Infine, l’orientamento delle imprese circa l’evoluzione della propria attività nei dodici mesi successivi è per il 69% orientato alla stabilità, il 24% allo sviluppo, il 5% ipotizza diminuzioni e l’1% il ritiro dal mercato.
Nel 2025, intanto, il Registro Imprese ha fotografato la presenza di 7.011 imprese attive nel commercio, equivalenti al 18,2% del totale delle imprese parmensi. In specifico, il 56,3% delle realtà del commercio è inserito nel dettaglio (3.950) e il 43,7% nel commercio all’ingrosso (3.061). Delle 7.011 imprese attive nel commercio, poi, il 15% è a titolarità straniera (1.050), il 25,7% femminile (1.800) e l’8,4% giovanile (589).
Il 59,7%, infine, ha la forma giuridica di impresa individuale, il 26,7% di società di capitale, il 13,2% di società di persone, lo 0,3% di cooperative e lo 0,2% è costituito in altre forme.

