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Alla fine del primo semestre 2026, le esportazioni di prodotti “made in Reggio Emilia” hanno sostanzialmente confermato il trend positivo dei primi tre mesi dell’anno, con un incremento dell’1,8%.
Il valore è così salito a 6,727 miliardi di euro, cioè 118 milioni in più rispetto al giugno 2025. La bilancia commerciale segna così un saldo positivo pari a 3,721 miliardi, in quanto le importazioni sono scese a 3,005 miliardi (-5,4%).
Come di consueto - e lo confermano le analisi dell’Ufficio Studi della Camera di commercio dell’Emilia sui dati ISTAT - il ruolo trainante spetta alla manifattura, che da sola copre il 99,3% delle esportazioni e a fine giugno 2026 è risultata in crescita dell’1,8% con 117 milioni di euro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Tra i comparti del manifatturiero reggiano, tra i maggiori incrementi percentuali spicca quello dei metalli di base e prodotti in metallo che, con un +12,4%, ha portato il valore delle esportazioni a 778 milioni di euro (l’11,7% sul totale dell’export reggiano).
Un incremento superiore alla media si è registrato anche per l’agroalimentare, con un +2,4% che ha portato il valore a 439 milioni di euro (il 6,6% sul totale).
Al terzo posto della graduatoria relativa agli incrementi percentuali si collocano macchinari e apparecchi, comparto fondamentale per le esportazioni reggiane, con una quota del 35,8% sul totale. In questo caso l’incremento è stato dell’1,3%, portando il valore dei flussi verso l’estero a 2,39 miliardi.
In flessione, invece, il settore tessile, che si colloca al secondo posto per incidenza sull’export reggiano, con una quota del 18,5%; il valore delle esportazioni si è portato a 1,236 miliardi, con un calo dello 0,8%.
Più consistente, infine, la perdita di valore per gli articoli in gomma e le materie plastiche, con un -4,7% che ha portato il valore a 690 milioni (il 10,3% sul totale).
Tra i continenti di destinazione delle merci reggiane, l’Europa ha assorbito il 73,3% dei flussi ed ha anche incrementato il valore del 4,2%, portando il valore totale a 4,930 miliardi di euro. L’America, dal canto suo, si è confermata seconda area per importanza, pur accusando un calo del 5,7% e scendendo a 955 milioni di euro che pesano sulle esportazioni totali per 14,2%. In diminuzione, infine, anche l’Asia, che ha fatto segnare un -3,0% e ha portato a 546 milioni di euro il valore dei beni importati da Reggio Emilia.
Le analisi camerali sui dati ISTAT evidenziano, a livello di singoli Paesi, il buon andamento dei flussi verso la Germania (primo partner in assoluto, con un’incidenza del 13,5% sul totale delle esportazioni), che sono aumentati del 2,2% e sono così saliti a 910 milioni. Più nel dettaglio, questo risultato è derivato dal +29,0% delle vendite dei mezzi di trasporto, dal +10,2% dei macchinari e dal +6,4% dei computer e apparecchi elettrici, tanto per menzionare i comparti che hanno riportato gli aumenti più marcati.
Le esportazioni verso la Francia, invece, hanno subito una lieve contrazione dello 0,6%, riducendo il volume totale a 761 milioni.
Negativo anche il dato delle esportazioni verso gli Stati Uniti, con un -10,7% che non ha comunque impedito a questo Paese partner di conservare la terza posizione, con 647 milioni di euro di merci importate e un peso sul totale del 9,6%.
La Spagna (quarta nella graduatoria dei Paesi maggiori importatori di prodotti reggiani), ha invece incrementato gli acquisti dell’1,3% (443 milioni di euro totali e incidenza del 6,6%) e il Regno Unito ha superato la Polonia in quinta posizione, grazie ad un +16,7%, che ha portato il flusso totale di merci provenienti da Reggio Emilia a 361 milioni.
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