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Il legame con la propria terra è forte. La scelta di restare, però, non è scontata. I giovani d’Appennino descrivono il territorio in cui vivono con tre parole: “felicità”, “gratitudine” e “orgoglio”. Ne apprezzano la bellezza, la sicurezza e l’accoglienza, con valutazioni molto migliori rispetto a quelle espresse dai coetanei di città. Sono mediamente più soddisfatti dei propri percorsi di studio e di lavoro, più orientati al lavoro autonomo (nel 40,7% dei casi) e più fiduciosi negli ospedali e nella ricerca scientifica. Accanto a questi punti di forza, segnalano carenze nei servizi e difficoltà che pesano sulle prospettive future.

È il quadro che emerge dall’ampia ricerca della Camera di commercio dell’Emilia dedicata ai giovani della montagna, curata dal Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, diretto dal prof. Paolo Rizzi. Il rapporto è stato presentato il 26 ottobre 2026 a Palazzo Tardiani di Borgo Val di Taro, sede dell’Unione dei Comuni delle Valli Taro.

L’indagine aggiunge un nuovo tassello al percorso di ricerca promosso dall’Ente camerale: segue l’analisi sviluppata nel 2025 sulle imprese dell’Appennino e precede una terza fase dedicata ai servizi per la popolazione montana. Un lavoro che, secondo la Camera di commercio, mette a disposizione una ricca base di conoscenze, utile anche a orientare le scelte degli amministratori locali.

La prima parte del rapporto ripercorre gli andamenti demografici dell’Appennino dall’unità d’Italia ad oggi: una significativa crescita fino agli anni ’30, seguita dal ridimensionamento e da una tendenza di lungo periodo alla perdita di abitanti. Rispetto al 1861, la montagna parmense ha perso poco più di un terzo della popolazione: nel 2025 era al 63,9%, con 59.905 residenti.

In questo contesto, i giovani tra i 18 e i 35 anni sono 10.200 e rappresentano il 17% dei residenti, contro il 19,4% medio della provincia di Parma. La soddisfazione per i percorsi di studio raggiunge un voto medio di 7,08 su una scala da 1 a 10, che sale a 7,45 tra le ragazze. Ancora più positiva la valutazione della propria vita in generale: 7,26, con un giudizio più alto tra i ragazzi, pari a 7,33.

Come già emerso nell’indagine sugli imprenditori, anche tra i giovani il senso di appartenenza alla montagna è molto forte. Il 42% si dichiara particolarmente legato al proprio Comune di residenza, 10 punti in più rispetto ai coetanei di città. Il legame con la propria frazione riguarda il 25,1%, contro il 14.6% dei giovani cittadini che si sentono radicati nel proprio quartiere.

Questo radicamento, tuttavia, non si traduce automaticamente nella volontà di restare. Potendo scegliere, soltanto il 37% dei ragazzi continuerebbe a vivere nel proprio Comune, mentre il 19,5% aspira a trasferirsi in altri Paesi europei e il 10,8% in Paesi al di fuori del Vecchio Continente.

A spiegare questa distanza tra appartenenza e progetti di vita non sono soltanto la curiosità e il desiderio di conoscere altre culture. Contano anche le difficoltà che i giovani della montagna incontrano su più fronti, a partire dal rapporto tra formazione e occupazione. Pur esprimendo una soddisfazione spesso molto più alta dei coetanei di città per i rapporti con superiori e colleghi, la stabilità, la conciliazione tra vita e lavoro, la retribuzione e la flessibilità di orario, soltanto il 53,7% rileva una coerenza tra il lavoro svolto e il percorso di studi, contro il 69% dei giovani cittadini.

Anche i giudizi sui servizi fanno emergere criticità precise. Quelli di orientamento sono considerati pessimi o scarsi dal 39,8% dei giovani che vivono in montagna; per i servizi di ricerca del lavoro la quota sale al 43,6%. Rispetto ai coetanei di città, i giovani d’Appennino segnalano condizioni peggiori anche per gli eventi culturali, in particolare musicali, gli spazi dedicati ai giovani, le attività e gli eventi sportivi, le attività ricreative e le possibilità di partecipazione alla vita sociale e politica.

Orgoglio e gratitudine convivono, dunque, con richieste concrete. Per il 38% delle ragazze è proprio la gratitudine il primo sentimento associato alla propria terra, mentre tra i ragazzi prevale la “felicità”, con il 43% delle indicazioni. Il legame affettivo non impedisce di riconoscere le fragilità del territorio: secondo i giovani, le priorità su cui intervenire sono, nell’ordine, il potenziamento dei servizi sanitari, di quelli scolastici, la sistemazione dei boschi, l’attrazione di giovani e il rafforzamento dei servizi sociali.

Alla presentazione dell’indagine camerale sono intervenuti il presidente della Camera di commercio Stefano Landi, il vicepresidente Vittorio Dall’Aglio, il sindaco di Borgo Val di Taro Marco Moglia, il presidente dell’Unione dei Comuni Valli Taro e Ceno e sindaco di Compiano Francesco Mariani e i curatori del rapporto Paolo Rizzi e Manuela Ferrari, con l’esperto di sviluppo locale Giovanni Teneggi. Hanno partecipato gli studenti degli Istituti Zappa-Fermi di Borgo Val di Taro-Bedonia e Gadda di Fornovo Taro, con i loro dirigenti Ignazio Raineri e Alessia Gruzza e le docenti Sara Giorgi, Chiara Fava e Michela Chiappa.

Il confronto ha coinvolto anche il mondo delle imprese, con Giampaolo Dallara, fondatore di Dallara Automobili SpA e Linda Davighi, presidente del Comitato per l’Imprenditoria femminile della Camera di commercio dell’Emilia, in dialogo con i giovani. A confrontarsi con loro sulle prospettive del territorio anche Simona Acerbis, sindaco di Berceto, e Cristina Gabelli, sindaco di Varano de’ Melegari. I momenti musicali sono stati affidati al gruppo di giovani studenti “Substine”, con Rosita Piritore direttrice del laboratorio di musica dell’Istituto Zappa-Fermi di Borgo Val di Taro- Bedonia e le professoresse Daniela Scanu, Antonella De Benedictis e Maria Giuliana Anelli.


Ultimo aggiornamento

29-10-2026 16:50

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