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Nel secondo trimestre 2026 si è confermata in leggero aumento la produzione della manifattura parmense (l’industria al netto delle costruzioni) rispetto allo stesso periodo del 2025. Il risultato, in volume, è un +1,4%; un dato sostanzialmente in linea con quello del primo trimestre (+1,3%) e, comunque, leggermente inferiore
al +1,9% registrato a livello regionale.

Rispetto ai primi tre mesi dell’anno, le cose sono andate meglio relativamente al fatturato, che ha recuperato la flessione di gennaio-marzo (-0,7%) e si è così attestato a +1,3% alla fine di giugno rispetto alla stessa data dello scorso anno.

Tra i settori, spiccano l’aumento dei quantitativi di produzione del 5,0% delle manifatture dei metalli parmensi e quello della lavorazione dei minerali non metalliferi (+3,9%). Tra gli altri comparti, si segnala il dato leggermente positivo (+1,1%) del tessile e abbigliamento, mentre accusano cali di produzione il legno e mobili (-3,4%) e gli alimentari e bevande, con un -1,8%.

Il quadro emerge dalle analisi curate dall’Ufficio Studi della Camera di commercio dell’Emilia, basate sui risultati dell’indagine congiunturale del sistema camerale rivolta alle piccole e medie imprese fino a 500 dipendenti.

Quanto al fatturato, l’analisi settoriale ha individuato un ruolo trainante nell’industria dei metalli (+4,2% sullo stesso trimestre del 2025), nelle industrie di macchinari, elettriche e mezzi di trasporto (+2,0%) e in quelle dei minerali non metalliferi (+1,9%).

Tutti di segno negativo, invece, i valori degli altri comparti, con quello del legno e mobile in calo marcato del 9,9%, il tessile e abbigliamento che ha ceduto il 3,7% e gli alimenti e bevande in lievissima contrazione (-0,4%).

Spostando poi l’analisi sulle esportazioni, la manifattura parmense ha chiuso il secondo trimestre con un +0,2%, un dato cioè da considerare fortemente disallineato con quello generale provinciale, che nello stesso periodo ha riportato un +5,5%. La performance delle industrie oggetto d’indagine è il risultato del +6,6% del fatturato di quelle dei metalli e del -18,1% del legno e del mobile.

L’andamento degli ordinativi replica in buona sostanza i precedenti dati, con la manifattura parmense che chiude il secondo trimestre con un aumento dell’1,1% e con la parte riservata agli scambi con l’estero attestata ad un +1,2%.

A completamento dell’analisi della manifattura provinciale, occorre menzionare altri due dati, il primo dei quali corrisponde alle settimane di produzione assicurata dalla consistenza del portafogli ordini, che a Parma sono mediamente 15,8, contro le 12,4 della regione. A queste medie temporali corrisponde, infine, un grado di utilizzo degli impianti del 78,6%, superiore anche stavolta al dato regionale, che si ferma al 74,6%.

FOCUS ARTIGIANATO

I dati riguardanti l’artigianato parmense alla fine del secondo trimestre 2026, non hanno confermato quelli dell’industria in senso stretto. La produzione delle imprese artigiane locali, infatti, ha subito una contrazione del 2,5%, mentre la media regionale è stata del -2,2%.

Il fatturato, invece, ha dato segni di sostanziale tenuta con un -0,6%, quando in Emilia-Romagna il calo è stato del 2,5%.

Più marcata invece la contrazione del fatturato estero con un -3,3%, mentre in ambito regionale le perdite dell’export sono state più contenute (-1,3%).

Gli ultimi due dati di una certa rilevanza per l’artigianato in provincia di Parma riguardano le settimane di produzione assicurata, che sono 8,7 (mentre la media della regione è 7,5) e il grado di utilizzo degli impianti che si attesta al 69,1%, contro il 68,0% emiliano-romagnolo.

Per i dettagli vai sulla sezione Informazione economica del nostro sito.


Ultimo aggiornamento

09-10-2026 14:23

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