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Macchine e macchinari (la voce più rilevante sull’export reggiano, con un’incidenza del 35,8% sul totale) non ce l’hanno fatta a completare il recupero delle perdite sul valore dei flussi verso l’estero che, a metà del 2025, segnava -6,1%, poi ridotto a -2,5% alla fine del settembre scorso.

Il dato settoriale di fine 2025, infatti, si è attestato a 4,65 miliardi, con un -1,9% che ha evidentemente condizionato il risultato complessivo delle esportazioni reggiane, limitando la crescita allo 0,7%.

“Il valore complessivo dei flussi della nostra provincia verso l’estero - sottolinea il Presidente della Camera di commercio dell’Emilia, Stefano Landi - ha superato i 13,1 miliardi, e il pur modesto incremento non è da sottovalutare, soprattutto considerando che nel 2024 avevamo registrato un preoccupante -6,5%”.

Nella seconda parte del 2025 - prosegue Landi - si era registrata una lieve ripresa per la metalmeccanica, ma è evidente che i forti cali maturati nel primo semestre apparivano difficilmente compensabili, mentre per tutti gli altri comparti della manifattura, fatta eccezione per i metalli, le cose sono andate decisamente meglio”.

“A preoccupare - osserva il Presidente della Camera di commercio dell’Emilia - sono invece le prospettive future del nostro tessuto imprenditoriale, inclusi i suoi rapporti con l’estero”. “La guerra in Medio Oriente - sottolinea al proposito Landi - sta causando un insopportabile sacrificio umano e, contemporaneamente, determina condizioni che non sono solo di instabilità, ma già pesantemente negative per le imprese, soprattutto a causa di un esorbitante rincaro dei prezzi delle fonti energetiche”.

“E’ impensabile - afferma Landi - che le imprese possano farsi carico di questi costi, ed è per questo che, insieme ad intense azioni diplomatiche che ripristinino normali relazioni tra Paesi, chiediamo azioni specifiche e durature per mitigare gli effetti di prezzi delle fonti energetiche troppo alti e oggi oggetto di rincari che mettono alla prova famiglie e cittadini e, per le imprese, ricadono su produzione e competitività”. “Pur apprezzando la decisione del Governo di abbattere le accise - conclude Landi - è evidente che non basta una finestra di 20 giorni per ridare fiato alle imprese”.

Tornando alle analisi sull’export elaborate dall’Ufficio Studi e Statistica della Camera di commercio dell’Emilia su dati ISTAT, al calo dell’1,9% del settore delle macchine e macchinari si è associata anche la flessione (-2,5%) dei metalli di base e prodotti in metallo (esclusi macchine e impianti), il cui valore si è attestato a 1,3 miliardi.

Di segno opposto, e quindi positivo, l’andamento per i prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori, con un +4,6% che ha portato il valore a oltre 2 miliardi e mezzo; a seguire, gli articoli in gomma, materie plastiche e altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi in aumento del 2,2%, per un valore di 1 miliardo e 360 milioni. Bene, poi, il comparto alimentare, con flussi verso l’estero in crescita del 5,7% (il valore è appena al di sotto dei 900 milioni) e, infine, quello degli apparecchi elettrici che, con un aumento del 3,1%, ha segnato un valore di 874 milioni.

Dalle analisi camerali è emersa anche la conferma dell’Europa quale continente di riferimento dell’export della provincia di Reggio Emilia, con un aumento su base annua del 2,9% e un peso sul totale al 71,2%. L’America, invece, diminuendo gli acquisti del 6,9%, è scesa ad un valore di poco inferiore ai 2 miliardi di euro. Dello stesso segno sono state le esportazioni verso l’Asia, diminuite del 3,0% e attestate, in valore, a un miliardo e 180 milioni.

Più nel dettaglio dei principali Paesi di destinazione delle merci reggiane, la Germania si è confermata la nazione con il flusso maggiore (13,5% dell’export totale), con un ammontare di 1 miliardo e 773 milioni, in crescita del 3,0% sul 2024. In graduatoria è seguita dalla Francia che, però, ha fatto segnare una flessione del 3,2% e un valore sceso a 1 miliardo e 443 milioni).

Restando in ambito europeo, crescite rilevanti dell’export reggiano si sono registrate in Spagna (+5,9% e un valore di 848 milioni), Polonia (+15,9% e valore a 643 milioni), Paesi Bassi (+6,6%, per un valore complessivo di 458 milioni) e Turchia (+7,8% e 341 milioni).

Fuori dal Vecchio Continente, invece, sono apparsi in deciso calo i valori sugli Stati Uniti (-8,5%) che, con 1,39 miliardi restano, comunque, al terzo posto della graduatoria dei Paesi maggiori importatori di “made in Reggio Emilia”; in decisa frenata, infine, anche la Cina, con un valore di flussi pari a 233 milioni di euro (undicesimo posto in graduatoria) e un calo del 12,7%.


Ultimo aggiornamento

20-03-2026 14:40

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