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Il 14 luglio 2026, presso la sala contrattazione di Reggio Emilia della Camera di commercio dell’Emilia, si sono riunite le Commissioni Tecniche composte dagli esperti di mercato per le consuete rilevazioni dei prezzi all’ingrosso dei prodotti provinciali. Le sedute hanno riguardato la definizione dei listini relativi ai comparti lattiero-caseario, vitivinicolo, zootecnico (bestiame, paglia e foraggi) e infine dei cereali, farine e proteici.
Per quanto riguarda il comparto lattiero-caseario, le commissioni hanno registrato un andamento di mercato stabile per il Parmigiano Reggiano, in particolare per la stagionatura 30 mesi e oltre, che ha confermato il prezzo massimo a 18,65 euro al chilo, mentre la stagionatura minima di 12 mesi e oltre si è attestata su un valore massimo di 15,30 euro. Anche lo zangolato di creme fresche per la burrificazione ha mantenuto i prezzi minimo e massimo fermi a 1,35 euro al chilogrammo.
Nel settore di vini, mosti e uve, l'andamento del mercato si è presentato stazionario, ma ha registrato alcune flessioni rispetto alle precedenti rilevazioni. Si sono verificati infatti cali di 10 centesimi al grado sul prezzo massimo di diverse tipologie, portando i vini Lambrusco Emilia rosso e rosato a un prezzo massimo di 5,00 euro a ettogrado, mentre nelle versioni frizzantato a un massimo di 5,60 euro. Stessa flessione per il Vino Lambrusco Reggiano doc 2025, il cui massimo scende a 5,10 euro, e per il Vino rossissimo, che si attesta a 7,50 euro a ettogrado.
Sul fronte del bestiame bovino, si registra un andamento di mercato calmo pur con alcune flessioni. Nel settore dei bovini da macello a peso vivo si registrano cali di 4 centesimi sia sul minimo che sul massimo per la bovina di seconda qualità e quella di scarto; quella di prima qualità perde invece 5 centesimi su entrambi i valori, attestandosi a un massimo di 2,30 euro al chilogrammo. Flessioni presenti anche per i bovini da macello a peso morto, dove tutte le tipoplogie di bovine perdono 10 centesimi su entrambi i valori, portando quella di prima qualità a un massimo di 4,80 euro al chilogrammo. Per i bovini da allevamento e da riproduzione si rileva una flessione di 30 centesimi per i vitelli blue belga, inclusi quelli di seconda categoria, mentre i vitelli da latte sia di prima che di seconda qualità perdono 20 centesimi su entrambi i valori. Il mercato dei foraggi e della paglia risulta invece attivo.
Infine, l'analisi del listino di cereali, farine e proteici evidenzia un mercato stabile per i cereali, dove le flessioni riguardano il frumento tenero panificabile in tutte le sue categorie, che perde 1,00 euro sia sul minimo che sul massimo. Il mais nazionale ibrido registra invece un aumento di 2,00 euro su entrambi i valori, attestandosi a un massimo di 226,00 euro alla tonnellata. Anche il risone e il riso Arborio mostrano rialzi: nello specifico quest’ultimo segna un aumento di 40,00 euro su entrambi i valori, toccando un massimo di 1.340,00 euro alla tonnellata. Il mercato delle farine è debole: la crusca e il cruschello di grano tenero perdono 3,00 euro su tutte le varianti, mentre i sottoprodotti del riso (farinaccio e pula vergine) perdono 5,00 euro sul valore minimo e massimo, portando il farinaccio a un massimo di 185,00 euro alla tonnellata. Chiudono la seduta i proteici, con un andamento stabile in assenza di quotazioni per tutti i prodotti, ad eccezione della polpa di bietole secche che registra una flessione di 3,00 euro su entrambi i valori, attestandosi a un massimo di 295,00 euro alla tonnellata.
E' possibile consultare i listini prezzi completi al link seguente:
